mercoledì 10 luglio 2013

LA MIA RISPOSTA ALLA VICENDA CHE COINVOLGE LA FIAT DI POMIGLIANO E IL VESCOVO DI NOLA.

"Le strumentalizzazioni diventano facili ogni qualvolta si prendono le parti di un gruppo di persone in difficoltà. In questi anni politica locale e nazionale, una parte dei sindacati e certa stampa, hanno attaccato spesso gli operai. Il gioco era molto semplice, quasi naturale: oggi gli operai di Pomigliano sono stati, per scellerate politiche sul lavoro, divisi in 5/6 categorie. Quelli assunti (e per fortuna che ci sono), quelli in cassa integrazione ordinaria, quelli in cassa integrazione straordinaria, quelli dell'indotto, quelli a tempo determinato, quelli a progetto. Ogni volta che si prendono le parti di una di queste categorie (molto spesso le Parrocchie locali - in questo caso il vescovo - scendono al fianco dei più disperati, e confesso che non colgo cosa ci sia di male, sarebbe uno scandalo il contrario), si gioca a mettere tutti contro tutti. Io credo che gli operai di Pomigliano siano una cosa sola. Le forze sane del territorio si stanno adoperando per aiutare tutti quelli che chiedono aiuto. Ho visto commercianti e imprenditori sostenere gli operai, proprio perché consapevoli che se muore la fabbrica muoiono anche loro. Accusare di violenza chi in realtà è disperato, e utilizza ancora e solo, tutti gli strumenti garantiti dalla Costituzione per reclamare un diritto: ‘il lavoro', secondo me è una istigazione alla violenza, proprio in un momento sociale così' delicato. Ho sempre apprezzato il contegno degli operai di Pomigliano, che nonostante le tante illusioni e passerelle della classe politica locale, continuano a sperare in una ripresa che a mio avviso passa per la conversione delle produzioni (sfruttando l'obiettivo europeo smart cities) e il reddito di cittadinanza.
Argomenti per i quali ci stiamo battendo in parlamento e per i quali agli inizi di settembre a Pomigliano il Movimento 5 Stelle darà subito applicazioni e dimostrazioni pratiche, con progetti ad hoc.