domenica 31 agosto 2014

La lettera di Luigi Di Maio ai parlamentari italiani sulle acciaierie di Terni

Come promesso ad impiegati ed operai delle acciaierie di Terni, ho scritto una lettera a tutti i Parlamentari della Repubblica Italiana per portarli a conoscenza della loro drammatica situazione.   

Ecco la lettera integrale:

Deputati e Senatori italiani,

mentre ieri l'Istat certificava la condizione drammatica della nostra economia, e dichiarava di nuovo l'Italia in recessione - con tutti gli effetti che produrrà sull'occupazione - io mi trovavo in Umbria per onorare l'impegno, assunto quindici giorni fa, di incontrare gli operai delle acciaierie di Terni.

La situazione dell'occupazione in Italia si fa sempre più drammatica e non riguarda più solo i giovani, ma anche e soprattutto i padri di famiglia con oltre 50 anni di età, i quali, dopo aver perso il proprio posto di lavoro, non riescono più a ricollocarsi in alcun settore. Il compito del Parlamento deve essere ora più che mai quello di adottare misure urgenti per far uscire gli italiani da questo incubo, imparando dal passato, non perseverando negli stessi errori degli ultimi 20 anni, con scelte politiche sbagliate che hanno svenduto agli stranieri le nostre aziende di eccellenza e fatto perdere milioni di posti di lavoro. Sul tema del lavoro, il Parlamento deve fare fatti, alla svelta e con soluzioni innovative.

Vi scrivo per evidenziare la tragedia che si sta consumando in queste ore a Terni presso l'"AST" (Acciai Speciali Terni), uno stabilimento che è il quarto grande competitor in Europa per la produzione di acciai speciali e che rischia la chiusura per l'ennesima delocalizzazione e vi scrivo anche per parlarvi delle soluzioni che possono portare la comunità ternana fuori da questo incubo, in vista dell'appuntamento del prossimo 4 settembre: il tavolo tecnico al Ministero dello Sviluppo economico tra Governo, azienda ed operai.

Se pensiamo per un attimo a quanti oggetti di acciaio usiamo ogni giorno - dalla lavatrice alla forchetta, passando per l'automobile - credo sia difficile pensare a questo come un settore in crisi. Infatti non lo è.
La chiusura - difatti immotivata - del polo siderurgico di Terni costringerebbe l'Italia a dovere acquistare all'estero gran parte dell'acciaio di cui ha bisogno. Ciò produrrebbe un ulteriore innalzamento dei costi per le famiglie italiane. Per non parlare delle migliaia di posti di lavoro che si perderebbero.

Le proposte innovative che ieri ho avuto modo di apprendere dai diretti interessati, durante la mia visita al polo siderurgico, potrebbero essere applicate a tante altre realtà produttive in crisi, così da salvare decine di migliaia di posti di lavoro e ridare speranza alle persone.

Durante l'incontro con impiegati e operai, tenutosi nell'auditorium di questo glorioso insediamento produttivo, che:

- crea lavoro per oltre 4000 persone provenienti da tutta Italia
- muove il 20% del Pil dell'Umbria
- vanta 130 anni di storia

ho avuto modo di capire la situazione che stanno attraversando: quasi 1000 persone a rischio licenziamento, se la proprietaria ThyssenKrupp non rivedrà la sua intenzione di chiudere una parte significativa degli impianti e ritornarsene in Germania. Per non parlare poi degli effetti negativi che ricadranno sul territorio: crisi dell'indotto, degli esercizi commerciali e delle strutture ricettive. Insomma, se quello stabilimento dovesse chiudere, sarà un vero e proprio shock per diverse migliaia di famiglie italiane.

Inoltre, con un mercato dell'acciaio in continua crescita in tutto il mondo e una forte richiesta anche in Italia, se lo stabilimento di Terni dovesse chiudere, le principali aziende Italiane dovranno rifornirsi di acciaio da poli siderurgici cinesi, turchi e coreani. Cioè, oltre a migliaia di posti di lavoro, comprenderete che è a rischio un asset strategico nazionale e quindi parte della nostra sovranità.

I lavoratori dell'AST ritengono che la ThyssenKrupp voglia andare via da Terni. Addirittura, secondo la testimonianza di un operaio, sembra che l'azienda si stia rifiutando di effettuare le consegne, nonostante le merci già pronte nei piazzali. La mia impressione è che stiamo assistendo all'ennesima "delocalizzazione lampo": aziende che dopo aver percepito contributi pubblici e forza lavoro da questo Paese, senza alcuna gratitudine, scappano via.

Ieri ho preso un impegno con gli operai di Terni: quello di scrivere a tutti voi Deputati e Senatori in qualità di Vicepresidente della Camera per portare a vostra conoscenza questa vicenda, di cui si parla troppo poco, nonostante sia di cruciale importanza per tutti gli italiani.

Il 4 settembre, al tavolo con il governo, gli impiegati e gli operai temono che venga fatta loro la proposta di ammortizzatori sociali, un modo elegante per calare definitivamente il sipario su questa vicenda e dare il via ai licenziamenti. A mio parere sarebbe inaccettabile, se si pensa che quello stabilimento con un buon management può addirittura rappresentare una occasione di crescita economica per l'Italia. Ricordo, a me stesso, con rammarico,  che gli ammortizzatori sociali servono a tutelare il lavoro delle aziende in crisi, non a fare da salvagente per le multinazionali che fanno utili e vogliono delocalizzare.

A quel tavolo i lavoratori porteranno diverse proposte per dimostrare che l'AST di Terni non deve chiudere e quella dei licenziamenti è solo una scusa della ThyssenKrupp per delocalizzare. Spiegheranno che il costo del personale è una parte irrisoria delle spese di quello stabilimento e, se ci sarà bisogno di risparmiare sui processi produttivi, saranno ben lieti di aiutare la dirigenza a poterli razionalizzare.

Ma l'Italia può fare a meno dei proprietari. Se la ThyssenKrupp vuole andarsene, l'Italia deve rilevare quello stabilimento attraverso il Fondo Strategico Italiano, avviare collaborazioni con le Università umbre per sviluppare materiali di ulteriore qualità - così da sfruttare i 300 milioni di Euro del progetto europeo "Horizon 2020" - e avviare iniziative perché i prodotti in acciaio italiani si facciano con acciaio italiano.

Gli operai e gli impiegati che ho incontrato e che saranno a quel tavolo attraverso le loro rappresentanze meritano tutto il sostegno possibile. Giovedì mattina sarò presente al Ministero per dare loro supporto, insieme ad altri Deputati e Senatori che hanno manifestato la volontà di esserci.

Una nuova idea di Italia passa da occasioni come questa. E parlo volutamente di "occasione": la questione AST è secondo me, prima che un problema da risolvere, un'opportunità per l'Umbria e per l'Italia. Dobbiamo avere il coraggio di andare oltre i meri interessi finanziari di qualche privato o di qualche altro Stato e avere la volontà di tenerci stretto il lavoro e le attività produttive. Dobbiamo tornare a essere eccellenza produttiva mondiale puntando sulle nostre capacità e competenze, non svendendo le nostre eccellenze. E' così che si "sblocca" davvero l'Italia.

Luigi Di Maio
Vicepresidente della Camera dei Deputati

giovedì 28 agosto 2014

Ormai è evidente che chi ci ha rovinato non potrà farci ripartire. A chi non vuole capirlo auguro buona fortuna.

<< Ocse: Pil Italia -0,3% nel secondo trimestre. L'Italia è l'unica del G7 in calo >>

Chi crede che la crisi del lavoro e della produzione che sta attraversando l'Italia valga un pò per tutti gli Stati (quindi non c'è da preoccuparsi), evidentemente si è lasciato abbindolare dalle parole di un Governo che nasconde la polvere sotto al tappeto, raccontando ai cittadini che va tutto bene.
L'Italia è l'unica in calo dei paesi industrializzati, detto da quei gufi dell'Ocse.

L'Italia deve ripartire. C'è tanto da fare sulle politiche economiche, dall'abolizione dell'Irap per le imprese fino al reddito di cittadinanza.
Ma è un piano che non potrà mai attuarsi se al Governo resteranno coloro che negli ultimi anni non hanno mai preso le decisioni che potevano salvare milioni di posti di lavoro.
Per far ripartire l'Italia dobbiamo prima di tutto mandare a casa le forze politiche che l'hanno distrutta in questi anni. Incluso Renzi, che è il Romolo Augustolo dell'era dei partiti.

Ci abbiamo provato in tutti i modi a fargli fare qualcosa di buono: dalle centinaia di nostre proposte - sempre bocciate. Fino ai tavoli di dialogo - in cui hanno rivelato ancora una volta la loro fedeltà a Berlusconi.
Ormai è evidente che chi ci ha rovinato non potrà farci ripartire. A chi non vuole capirlo auguro buona fortuna.

lunedì 25 agosto 2014

Chi ci sta?

Ad ottobre gli italiani dovranno pagare una TASI ALTISSIMA e stanno già pagando un BOLLO AUTO aumentato, tutti regali del "nuovo" Governo Renzi. Le forze dell'ordine hanno sempre meno fondi per garantire la nostra e la loro sicurezza - in ultimo il decreto criminale di questo Governo che taglia fondi a CARABINIERI E POLIZIA per darli all'Expo. Il gioco d'azzardo legalizzato continua a proliferare e a rovinare famiglie, non è un caso che in Italia i concessionari abbiano la tassazione più bassa d'Europa. Le IMPRESE continuano a chiudere per effetto della tassazione (questa si) più alta d'Europa, i poveri sono arrivati a 10 milioni e le PENSIONI non bastano più neanche per la terza settimana del mese. Infatti Renzi ci ha riportati in recessione. L'unico record degno di nota di cui potrà vantarsi, sarà quello segnato a giugno del debito pubblico (complice anche il giochetto degli 80€).
Di fronte a questo scenario inquietante che nessuno vuole vedere, i media cosa fanno? Passano tutta l'estate a parlare della polemica sul post di DI BATTISTA.

Io non ci sto ad alimentare presunte polemiche di cui agli italiani non importa proprio nulla. La politica deve risolvere i problemi gravi di questo Paese con iniziative economiche d'impatto, che possano subito abbassare la PRESSIONE FISCALE ai piccoli e medi imprenditori e istituire un REDDITO DI CITTADINANZA (a tempo) per chi non ha nulla. Su questi temi il dibattito politico è sempre assente e i soliti opinionisti latitano. Gli argomenti di distrazione di massa sono sempre stati i migliori alleati di chi ci diceva che "va tutto bene".

Apriamo un dibattito su dove reperire I FONDI. Per noi vanno recuperati dalla tassazione del gioco d'azzardo, dalle spese militari inutili e dalla riduzione dei costi della politica (dove c'è ancora tanto da fare). Sono sicuro che gli italiani non vogliano perdere altro tempo.
I mesi autunnali saranno decisivi. Chi ci sta?

giovedì 21 agosto 2014

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

"Abbiamo già iniziato a ridurre le tasse alle famiglie e alle imprese", diceva il premier durante le elezioni in una delle sue numerose apparizioni televisive. A tre mesi da quel giorno, però, escono dei dati che fanno riflettere. Non solo il premier non si è adoperato per diminuire le imposte che le aziende italiane devono pagare, ma la CGIA di Mestre ha rilevato che "secondo il Def approvato nella primavera scorsa, quest'anno la pressione fiscale è destinata a toccare il livello record del 44%", lo stesso raggiunto nel 2012. Le imprese italiane versano al fisco 110,4 miliardi di tasse all'anno, un record che, va riconosciuto al governo, ci fa primeggiare in Europa. Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA, ha spiegato che "con un carico fiscale di questa portata è difficile fare impresa e soprattutto creare le condizioni per far ripartire l'economia". E gli 80 euro? Non solo non hanno aumentato i consumi del 15%, come millantava Pina Picierno, sempre durante le elezioni, ma sono in realtà "soldi che entrano dalla porta ed escono dalla finestra delle case degli italiani", denunciava Luigi Di Maio. Il M5S aveva avvertito i cittadini che gli 80 euro erano solo una "trovata elettorale" e che non avrebbero fatto ripartire l'economia del Paese, dato che gli eventuali effetti benefici che avrebbero portato, sarebbero stati annullati dalle altre tasse che gravano sui cittadini, come sottolinea la CGIA di Mestre: "Gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, all'aumento dell'Iva, che nel 2014 si distribuisce su tutto l'arco dell'anno, all'introduzione della Tasi e, soprattutto, all'inasprimento fiscale che graverà sulle banche, compensano abbondantemente il taglio dell'Irap e gli 80 euro lasciati in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio bassi"."

domenica 10 agosto 2014

Questo Governo la smetta con i giochi di prestigio, prenda atto che ha fallito!

Oggi Renzi alla rivista "Scout Online" ha dichiarato: "in due mesi 108 mila posti di lavoro in più".
Io spero che non si sia messo in testa di fregare anche gli Scout, perché è gente sveglia.

Renzi cita i numeri perché sa bene che le percentuali sono negative: proclama posti di lavoro in più, ma non dice quanti se ne sono persi contemporaneamente.
Quei "gufi" dell'Istat (i cui vertici li ha nominati Renzi in persona) infatti ci descrivono tutt'altra situazione: la disoccupazione giovanile è aumentata del 4,3% su 12 mesi, segnando un nuovo record. Mentre la disoccupazione complessiva è in aumento dello 0,8% su base annua.

Questo Governo la smetta con i giochi di prestigio, prenda atto che ha fallito e lanci subito investimenti cospicui nell'energia alternativa e nelle ristrutturazioni edilizie, per far ripartire l'occupazione. Se non sono capaci lascino fare a noi.